Muore Dave Brubeck, ricordato nel mondo del jazz come “Mr 5/4”

Tra i suoi successi l'album "Time out" che conteneva "Take a Five" e "Blue Rondò à la Turk"

di Dario Russo 6 dicembre 2012 0:24
Dave Brubeck al piano

Era nato il 6 Dicembre del lontano 1920, avrebbe compiuto gli anni a breve ma il grande Dave Brubeck muore a Norwalk, nello stato del Connecticut (USA) a causa di un arresto cardiaco. La musica perde uno dei padri del jazz ed uno dei musicisti più importanti di sempre.

Per molti Dave Brubeck sarà considerato soprattutto Mr 5/4, grazie alla sua intramontabile “Take a Five”, scritta dal sassofonista Paul Desmond, accompagnata dal ritmo di batteria di Joe Morello e dal basso di Eugene Wright, dando vita al The Dave Brubeck Quartet. Il brano fu inciso per la Columbia Records nell’album “Time Out”. Era il 1959, il disco venne registrato agli 30th Street Studios di New York, nelle sessioni del 25 giugno, 1 luglio e 18 agosto.

Muore Dave Brubeck, ricordato nel mondo del jazz come “Mr 5/4”

Anche se il disco diventerà uno degli album jazz più famosi al mondo, piazzandosi nelle classifiche della Billboard, riuscendo a vendere da subito oltre un milione di copie (numero considerevole se si considera soprattutto il genere per certi versi di nicchia), ebbe tantissime critiche. Per molti il disco era troppo commerciale, ma altri non potettero non innamorarsi di quel favoloso 5/4 di “Take a Five”.

Nell’album però c’era anche “Blue Rondò à la Turk”, ispirato dal movimento di Mozart “Rondo alla Turca”, ed uscì proprio con “Take a Five” anche come 45 giri.

Muore Dave Brubeck, ricordato nel mondo del jazz come “Mr 5/4”

Inutile indicare le cover realizzate di questi due brani e quante volte la pubblicità abbia usato le musiche di Brubeck.

Il pianista è morto prima di compiere 92 anni , continuando ancora a suonare, senza mai abbandonare il dono della musica.

Le sue musiche sono diventate degli standard jazz collaudatissimi, studiati da milioni di musicisti in erba e dai più grandi artisti del mondo.

Paul Desmond – quando lo incontrò per la prima volta – raccontò in un’intervista dell’epoca: “pensai in realtà che lui fosse solo un pazzo da legare, impressione assolutamente confermata dal suo aspetto: aveva i capelli arruffati e picchiava sui tasti del pianoforte come un sioux inferocito. Mi ci volle molta pazienza e un lungo ascolto prima che iniziassi a comprendere che cosa intendesse fare”.

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